Autore: Letizia Venturini
Editore: Selfpublishing
Prezzo: €5,00
Genere: Young Adult, romantico
Link per l'acquisto: https://www.amazon.it/dp/B07B78BTVD
Australia. Sydney.Chase Carter aveva tutto quello che una persona può desiderare: la passione per la musica, gli amici migliori del mondo, l'amore di una ragazza davvero speciale. Un tutto che non è riuscito a tenersi stretto.Leah Lewis ha l'anima distrutta e fa di tutto pur di proteggere quel che ne rimane. Come Madison, sua amica da una vita. Insieme hanno condiviso così tante cose da non riuscire più a distinguere dove finisca l'una e inizi l'altra. Sono più che sorelle. Sono una il sostegno dell'altra, per affrontare quella vita che gliene ha fatte passare davvero tante.Come tanto hanno dovuto affrontare anche Luke, Michael e Aidan, tre amici che, nonostante il tempo e nonostante ciò che hanno vissuto, sono ancora uniti.Tutti e sei sono passati dentro inferni che non vorrebbero più rivivere. E non hanno intenzione di cadere ancora a causa di quello che la vita potrebbe portare sulla loro strada.Una vita che non ha smesso di sorprendere.Perché quando Leah e Chase si incontrano, cambia tutto, radicalmente. Segreti più grandi di loro torneranno alla luce, nonostante gli sforzi che compieranno, sia insieme, sia da soli. Segreti che cambieranno tante, forse troppe cose.Nessuno di loro vuole crollare. Ma saranno forti abbastanza per affrontare tutto quanto?
Contatti autrice:
Canale YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCy91q9Rj5TgYeT5hk3pNPZA
Instagram:
(@alittlenerdsshelf) https://www.instagram.com/alittlenerdsshelf/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Alittlenerdsshelf/
Qui le regole del giveaway.
Chi vuole partecipare, deve:
1. commentare ogni tappa del
tour e lasciare la propria mail
2. diventare lettori fissi (o
iscriversi alla newsletter per chi non ha l'opzione "diventa lettore
fisso") dei blog partecipanti
3. mettere "Mi
piace" alle pagine Facebook dei blog partecipanti
1. Quando hai capitolo che scrivere era la tua più grande passione?
Quando avevo circa otto/nove anni. Può sembrare un po' presto, o
magari anche prematuro, ma fin da piccola ho sempre adorato inventare storie,
creare personaggi e mondi in cui immergermi. Mi divertivo tantissimo a
immaginare che cosa sarebbe successo, come sarebbero andate a finire le
avventure che avevo in programma. Il tutto grazie ai libri di Geronimo Stilton
(principalmente quelli legati a Viaggio nel Regno della Fantasia, i miei
preferiti). Quelle storie di un semplice, piccolo topolino mi hanno sempre
entusiasmata e mi hanno spronata a viaggiare con la mente in un modo che non
avrei mai immaginato!
2. Com'è nata questa storia?
"Burn with you" (come poi vedrete meglio nella tappa
del blogtour che seguirà questa) ha avuto una nascita che definirei
particolare. Volevo provare a scrivere una storia diversa dal mio solito.
Qualcosa che andasse più a fondo, nella storia stessa e, soprattutto, nei
personaggi. Volevo cimentarmi in qualcosa che non avevo mai sperimentato prima.
Qualcosa con cui poter sfogare il periodo non molto carino che stavo passando
(ma che, grazie al cielo, si è risolto). Avevo qualche idea, qualche passo che
avrei potuto usare. Ma mi mancava il collante per unire i vari punti e per
aggiungere qualcosa di più. Un collante che ho trovato grazie alla canzone
"Burn with you" di Lea Michele. Dopo averla ascoltata per la prima
volta, per caso, in una sera che non avevo niente da fare, mi sono ritrovata
con tutta la storia tra le mani. E ho cominciato a scrivere.
3. Generalmente gli autori mettono molto di se stessi, più o meno volontariamente. C'è un personaggio che ti rispecchia particolarmente?
Tutti i personaggi di "Burn with you", più o meno,
hanno qualcosa di me. E questa cosa, mentre scrivevo i primi capitoli,
all'inizio un po' mi ha spaventata. Perché credevo di aver creato personaggi
tutti uguali a se stessi senza rendermene conto. Poi però, con l'andare avanti
della storia, tutti loro si sono delineati più chiaramente, discostandosi da me
e prendendo le loro strade. Tutti a parte uno: Luke. Non abbiamo lo stesso
passato ma, durante la scrittura, è stato il personaggio con cui mi sono
ritrovata di più, in tanti sensi. Siamo entrambi persone che, nonostante ciò
che accade loro, sanno che potranno farcela, che potranno andare avanti. Non
permettiamo a ciò che ci fa male di ferirci troppo in profondità . Sappiamo che,
prima o poi, le cose brutte avranno una fine in qualche modo, e andiamo avanti
in quella direzione (un po' testardi), dicendo a noi stessi che potremo
farcela, con calma, passo dopo passo, con i nostri tempi. Devo ammettere che avere
Luke nella storia mi è stato di conforto. E' anche grazie al suo personaggio se
sono riuscita a superare il mio brutto periodo.
4. Descrivere un personaggio maschile ti è risultato difficile?
Difficile non tanto. Anzi, mi sono divertita a entrare nella
mente dei quattro ragazzi presenti nella storia e scavare in fondo ai loro
pensieri e alle loro emozioni. Il fatto è che, comunque, non sono riuscita a
dare loro quella "mascolinità " che invece uno scrittore (uomo)
saprebbe dare. Uomini e donne hanno modi di esprimersi diversi e, soprattutto,
mettono in luce cose diverse. Cose che poi, generalmente, variano da un genere
all'altro. Questo discorso, infatti, dal mio punto di vista vale più per storie
romantiche che epic/high fantasy (gli urban sono esattamente la via di mezzo,
almeno per quello che ho notato dalle letture che ho fatto nel corso degli anni
;)). Sicuramente, i personaggi maschili di "Burn with you" sono stati
i primi a cui ho lavorato con molta più cura e molto più interesse rispetto
alle mie storie precedenti (tutte conservate sul PC). Spero di continuare su
questa rotta e, forse, migliorare anche solo un pochino.
5. In base anche agli studi letterari si sa che un autore non finisce mai di effettuare una sorta di labor limae perenne. Quando secondo te si arriva a un livello tale per cui si pensa di poter finalmente pubblicare il proprio lavoro?
Come giustamente hai detto, uno scrittore sarebbe sempre a
mettere mano alla propria opera, per cercare di tagliare e migliorare il tutto.
Anche io, benché abbia concluso tutto quello che c'era da fare sulle pagine che
ho scritto (rivedere se le cose potevano andare, tagliare qualche parte, far
poi controllare il tutto alla mia editor), da una parte vorrei ancora rimettere
mano alle scene e cambiarle, anche se solo di poco. Uno scrittore cambia
sempre, non è mai lo stesso dall'inizio alla fine della stesura di una storia.
E proprio per questo credo che, dopo un certo punto, è bene lasciare comunque
la storia per come è venuta fuori. Migliorare un po' la storia non fa male,
anzi! L'importante, come in qualsiasi altra cosa, è non esagerare. Perché una
storia, dal punto di vista dell'autore, non sarà mai definitivamente pronta per
la pubblicazione. Ma a un certo punto è bene lasciare la lima da una parte e dare
modo ad altri, a occhi esterni, di valutare il nostro lavoro. E' bene lasciare
che la nostra storia si allontani da noi, anche se non la si ritiene tale.
Quindi, credo che non ci sia un momento o un livello specifico da raggiungere
per poter pubblicare il proprio lavoro. Sicuramente, prima della pubblicazione,
un editor deve mettere mano alla nostra opera: un occhio esterno capace di
notare ciò che noi autori, interni e presi come siamo dalla storia stessa,
spesso non riusciamo a notare.
6. Come sei arrivata a uno Young Adult?
Lo Young Adult è il target a cui ho puntato perché due terzi dei
personaggi si aggirano tra i diciassette e i diciotto anni, quindi (almeno dal
mio punto di vista) sono ancora adolescenti che, comunque, si stanno
affacciando all'età adulta. Ci sono arrivata anche perché, tra i libri che ho
letto soprattutto in questi anni, ho notato che gli YA sono generalmente storie
che, se scritte bene, sanno affrontare tematiche molto delicate e di
diversissimo tipo. Le storie YA spaziano davvero su tantissimi fronti: ho
incontrato tanti personaggi diversi tra loro, tante tematiche, tante storie
diverse l'una dall'altra. E' questo che principalmente mi ha ispirato a toccare
più questo genere che non altri: la possibilità di unire una storia d'amore a
qualcosa di più, qualcosa che scava a fondo e che fa riflettere.
7. Libri romantici ormai ce ne sono tantissimi. Cos'ha il tuo di diverso?
Volevo scrivere di personaggi in cui i miei coetanei (quando ho
scritto la prima stesura della storia ero una neo diciottenne; pensare che
adesso ne ho quasi ventuno mi fa prender un bel colpo!) potessero ritrovarsi.
Non nel carattere o nella personalità , ma nel dolore. Come penso si intuisca
dalla trama, "Burn with you" non è una storia semplice. Non lo è
affatto. E' una storia di dolore, visto sotto forme diverse. Ho voluto mettere
in luce ciò che i personaggi si portano dietro, ciò che li ferisce nel
profondo. Perché ho sperimentato in prima persona quanto sia importante avere
qualcuno che capisca cosa si sta passando quando non si sta bene con se stessi.
Essere compresi in momenti simili è una delle medicine più forti che possa
esserci. Ho voluto dare a coloro che non si sentono in forma per i propri
motivi dei personaggi che, anche se per cause diverse, sanno cosa vuol dire
stare male. Molte persone che conosco vedono la sofferenza come qualcosa di
negativo a prescindere. Per me invece non è così: la sofferenza non deve essere
allontanata, ma accettata, capita, affrontata e superata. Ho provato a creare
dei personaggi che, nonostante le difficoltà , mostrassero che in qualche modo,
dopo il dolore, c'è sempre la luce. Quindi qui non si tratta tanto di una
storia d'amore, quanto di un dialogo profondo con se stessi che i personaggi di
"Burn with you" si ritrovano ad affrontare. E a cui ho provato a dare
voce.
8. Quanto è stato difficile lavorare a questo libro? (Non intendo semplicemente l'ideazione della storia, ma proprio tutto il lavoro completo che sta dietro alla composizione di un libro).
Scrivere "Burn with you" non è stato un viaggio
semplice. Anzi, credo che sia stato uno dei più difficili che abbia mai
compiuto. Non soltanto a livello di blocchi di scrittura, ma anche e
soprattutto dell'organizzazione interna della storia. Più e più volte ho dovuto
ricontrollare dall'inizio che ogni cosa tornasse nel modo più preciso
possibile. Tantissime volte sono dovuta correre su Internet per entrare nel
mondo che avevo scelto. Ambientare la storia a Sydney sicuramente non mi
aiutata: rispetto al mondo americano/britannico, quello australiano per me è
sempre stato un'incognita: come funzionano le scuole, l'università , l'avere le
stagioni opposte all'emisfero Nord. Mi sono ritrovata ad avere a che fare con
un mondo di cui non conoscevo praticamente niente. Anche questo, di
conseguenza, ha influito sulle difficoltà che mi sono ritrovata ad affrontare.
L'organizzazione dela propria storia richiede pazienza, tanta, e tanti
compromessi per far sì che le cose che si vogliono raccontare tornino nel
miglior modo possibile. E' un rimaneggiamento continuo, anche durante la stessa
fase di scrittura. Mentre scrivevo, infatti, mi sono ritrovata a dover fare dei
cambiamenti che, all'inizio della stesura, non avrei minimamente immaginato
possibili, per quello che avevo in mente per la storia. Organizzare il proprio
lavoro, far combaciare la scrittura con gli altri impegni che si hanno nel
corso della giornata non è semplice. L'importante è trovare un ritmo, un modo
che permetta di fare tutto, anche se non nel modo esatto in cui vogliamo noi.
9. Ogni volta che lo sconforto ti era vicino, a causa delle difficoltà , come sei andata avanti? A cosa ti sei aggrappata?
Alla musica. Se non ci fosse stata la playlist che avevo creato
per scrivere la storia, a quest'ora "Burn with you" non sarebbe mai
stata conclusa. Ho avuto numerosi e lunghi blocchi dello scrittore che mi hanno
reso difficile andare avanti con la storia. Eppure, ogni volta che ascoltavo le
canzoni che avevo scelto (e che, allo stesso tempo, avevano scelto me), in
qualche modo riuscivo a trovare la motivazione che mi mancava, a dirmi
"Letizia, sei arrivata fino a questo punto, non puoi permetterti di
mollare proprio adesso dopo tutti gli sforzi che hai fatto". E così è
andata. Mi sono forzata a scrivere, a buttare giù ogni parola che mi veniva in
mente quando non avevo alcuna ispirazione. Il mio obiettivo era completare la
storia. E il fatto che alla fine ci sia riuscita per me è stata una gioia
immensa (lo è anche adesso che sono passati quasi due anni dalla fine!).
10. Ci sono dei consigli che puoi dare a chi vorrebbe, come te, intraprendere questo percorso?
Prima di tutto, scrivete per voi stessi.
Secondo, scrivete solo ciò che vi piace davvero, senza dare
ascolto a chi potrebbe denigrare la vostra passione.
Terzo, scrivete senza mettervi pressione addosso e, soprattutto,
senza chiedere troppo da voi stessi, specialmente se volete affrontare la
vostra prima storia in assoluto.
Quarto, scrivete è una questione di qualità , non di quantità :
meglio una storia breve ma ben fatta che una lunga con molte lacune.
Quinto:
quando la vostra opera sarà completata e voi avrete fatto almeno una seconda
lettura del vostro lavoro, rivolgetevi a un editor, o chiedete aiuto a qualcuno
di esterno alla storia. E non prendetevela per le critiche che potrete
ricevere. Sono proprio quelle che aiutano a migliorare, non soltanto la storia
scritta e quelle future. Sono anche consigli che, a lungo andare, possono
migliorare noi stessi come persone. Ed è proprio per questo che non devono mai
essere scartati (ovviamente, parlo di critiche costruttive; quelle sono
negative e denigratorie lasciatele dove stanno ;)).


2 Commenti
Ciaoooo! Bellissima intervista...
RispondiEliminaDomani tutti da me :D
Ciao Martina!
RispondiEliminaE grazie ancora infinitamente per aver voluto partecipare!
Un bacione! <3
Se ti è piaciuto il post, lascia un segno del tuo passaggio e unisciti ai lettori fissi del blog!